Venice puts on act the myth of Marchesa Luisa Casati. “An artist with unbridled imagination, with a ductile body similar to the one of a marionette and a face turned into a mask according to many of her contemporaries; Dame sans merci elective descendant of  Marquis de Sade, according to d’Annunzio; reincarnation of Countess of Castiglione and an Indian tiger, according to herself“. Gioia Mori, curator of the exhibition along with Fabio Benzi, explains this way the bizarre character of the “DIVINE MARCHIONESS” which shows at the Palazzo Fortuny, until the 8th of March 2015. The exposition leads to a reconsideration of her activity, which took place between 1905 and 1935 in Paris, Rome, Venice and London and draws the outline of her experience with contemporary artistic and literature research. An excellent subject for artists. Eccentric image of international aristocracy. Bulimic collector. She embodied a feminine ideal, decadent and literate, confirmed by an exaggerated and unusual attitude, a nomadic, neurotic, esoteric and modern existence. But above all she explored the new role of creative performer and body artist, transforming herlself into a mask and emboding one, no- one and a thousand characters. The exhibition commemorates the Corè dannunziana – decadent dark lady – muse of Surrealists, Fauvists, Dadaists and Futurists, with a hundred among paintings, sculptures, jewelry, clothes, photographs of great artists of the time, coming from international museums and collections, Giovanni Boldini, Alberto Martini, Augustus Edwin John, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Kees van Dongen, il barone Adolph de Meyer, Cecil Beaton, Romaine Brooks, Ignacio Zuloaga, Jacob Epstein, Man Ray. Clothes of Fortuny, Paul Poiret, Ertè e Léon Bakst. A dream that will not die, that still burns and continues to inspire artists, actors and fashion designers: lets think of the series created by TJ Wilcox in 2008, the interpretations of Georgina Chapman and Tilda Swinton in the shots by Peter Lindbergh and Paolo Roversi, the great artists of today, called to confront themselves with the myth of Casati, such as Anne-Karin Furunes, Filippo of Sambuy, Marco Agostinelli, Francesco Vezzoli who created new works for the occasion and finally the memorable collections dedicated to her by John Galliano for Dior (Spring-Summer 1998) and Karl Lagerfeld for Chanel. In fashion, the constant repêchage of shapes and styles of the past is one of the obvious indicators of the cosmic void of creativity. Fashion today is unable to project into the future without turning its gaze to the past. Lets just hope that designers avoid finding inspiration for new déjà-vues from this exhibition.

MarchesaLuisaCasati-GiovanniBoldiniPortrait of the Marchesa Luisa Casati by GIOVANNI BOLDINI 1914.

Venezia mette in scena il mito della Marchesa Luisa Casati. “Artista dalla fantasia sfrenata, con un corpo duttile da marionetta e un volto trasformato in maschera, secondo molti suoi contemporanei; “dame sans merci”, discendente elettiva del marchese de Sade, secondo d’Annunzio; reincarnazione della contessa di Castiglione e di una tigre indiana, secondo se stessa”. Gioia Mori, curatrice dell’esposizione insieme a Fabio Benzi, spiega così il personaggio bizzarro della “DIVINA MARCHESA” la cui mostra a sede a Palazzo Fortuny, fino all’8 Marzo 2015. L’esposizione determina una riconsiderazione della sua attività, che si svolse tra il 1905 e il 1935 tra Parigi, Roma, Venezia e Londra, disegna i contorni di un’esperienza con le contemporanee ricerche artistiche e letterarie. Soggetto eccellente per gli artisti. Immagine eccentrica dell’aristocrazia internazionale. Collezionista bulimica. Incarnò un ideale femminile decadente e letterario, confermato da atteggiamenti esagerati e inusuali, un modus esistenziale nomade, nevrotico, esoterico e moderno. Ma soprattutto esplorò il nuovo ruolo creativo di performer e body artist, trasformandosi in maschera e incarnando uno nessuno centomila personaggi. La mostra chiama a raccolta a ricordare la Corè dannunziana – dark lady decadente – musa di surrealisti, fauvisti, dadaisti e futuristi, con un centinaio tra dipinti, sculture, gioielli, abiti, fotografie di grandi artisti del tempo, provenienti da musei e collezioni internazionali: Giovanni Boldini, Alberto Martini, Augustus Edwin John, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Kees van Dongen, il barone Adolph de Meyer, Cecil Beaton, Romaine Brooks, Ignacio Zuloaga, Jacob Epstein, Man Ray. Gli abiti di Fortuny, Paul Poiret, Ertè e Léon Bakst. Un sogno che non si spegne, che ancora arde e continua a ispirare artisti, attori, stilisti: pensiamo alla serie realizzata da T.J. Wilcox nel 2008, alle interpretazioni di Georgina Chapman e Tilda Swinton negli scatti di Peter Lindbergh e di Paolo Roversi, ai grandi artisti d’oggi chiamati a confrontarsi con il mito della Casati, come Anne-Karin Furunes, Filippo di Sambuy, Marco Agostinelli, Francesco Vezzoli che hanno realizzato nuove opere per l’occasione, e infine alle memorabili collezioni a lei dedicate da John Galliano per Dior (Spring-Summer 1998) e da Karl Lagerfeld per Chanel. Nella moda il costante repêchage di forme e stile del passato è uno degli indicatori evidenti del vuoto cosmico di creatività. La moda oggi non riesce a proiettarsi nel futuro se non rivolge il suo sguardo al passato. Ci auguriamo solo che da questa mostra gli stilisti evitassero di trovare spunti per nuovi déjà-vu.

Dior-SS-1998Retrò revisionism. JOHN GALLIANO, creation for CHRISTIAN DIOR Couture, Spring/Summer 1998. Tribute to Marchesa Luisa Casati.

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